DNB scommesse 2026: il rimborso in caso di pareggio e ciò che costa
Come leggere questi profili: tre strade, una sola quota che non perdona
Chi arriva su «dnb scommesse» di solito ha già visto la sigla su una schedina e non sa cosa significhi. La sigla sta per draw no bet, e in italiano si legge meglio così: rimborso in caso di pareggio. Il meccanismo è elementare e proprio per questo viene venduto come una comodità, quando è piuttosto una rinuncia. Si sceglie la squadra di casa o quella in trasferta, il pareggio restituisce la posta, e in cambio si accetta una quota più bassa di quella del segno secco. Il bookmaker non regala niente: sposta il rischio, e se lo fa pagare nel prezzo.
Dati verificati al 4 Novembre 2026 sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM (ex AAMS).

Da qui parte tutto il resto. La chiave DNB non è un mercato a tre esiti come il classico 1X2, è un mercato a due esiti con una clausola di restituzione. Chi la gioca accetta di non poter vincere sul pareggio e di non poter perdere su di esso. Il risultato è una quota che sembra sempre deludente accanto al segno 1 o al segno 2, e che in effetti lo è.
Su questo si innesta la seconda metà della faccenda, quella italiana. Un operatore che accetta scommesse da giocatori in Italia ha bisogno di una concessione per il gioco a distanza rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM, ex AAMS). La concessione è per sito, non per azienda, e l’elenco pubblicato da ADM è l’unica prova che conta. La lista non ha una colonna per i giochi offerti: il nome sull’elenco non dimostra da solo che quel concessionario tratti anche scommesse sportive.
Ecco perché questa guida mette prima il confronto e poi la spiegazione. Chi cerca DNB cerca anche dove giocarlo, e le due domande non si separano: il mercato che si legge sul regolamento di un operatore vale solo se quell’operatore è davvero autorizzato a offrirlo.
Le tre strade che un lettore ha davanti sono queste. Restare su un concessionario ADM con sito .it, accettando regole italiane, registro degli autoesclusi e tutele che lo Stato impone. Andare su un sito senza concessione, che in Italia è oscurato a livello DNS e che, come scrive ADM citando la legge 401 del 1989, espone anche il partecipante a un’ammenda e all’arresto fino a tre mesi. Oppure non giocare affatto il DNB e usare il segno secco, pagando il rischio di pareggio con una quota più alta. Nessuna delle tre è sbagliata in assoluto. Sbagliata è sceglierne una senza sapere cosa costa.
*Dati verificati al 25 ottobre 2026, con controllo delle concessioni sull’Elenco ufficiale ADM dei concessionari GAD.*
La classifica dei concessionari ADM: chi offre cosa, e a chi conviene
Dieci operatori, dieci concessioni, dieci storie diverse. Nessuno di questi è una raccomandazione e nessuno è «il migliore»: la concessione è rilasciata per sito, ADM non pubblica una graduatoria di qualità, e le offerte valgono per come i termini degli operatori stessi le descrivono. Quello che si può fare è leggere ogni scheda per ciò che dice, e notare dove il profilo di un marchio non combacia con il tema di questa pagina.

| Brand | Numero di concessione ADM e concessionario | Cosa stabiliscono i termini dell’operatore sul tema della chiave |
|---|---|---|
| Eurobet | n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | L’app mette a disposizione singole, multiple e sistemi, con le schedine in corso o concluse raccolte nella pagina My Bets; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| bet365 | n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno e Bet Builder+, che unisce i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, pre evento e live; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| William Hill | n. 16044, William Hill Malta Plc | Il regolamento sportivo descrive il Draw No Bet come pronostico sul segno 1 o sul segno 2, con rimborso in caso di pareggio |
| Goldbet | n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | L’app copre Live, Pre-match, singole, multiple e sistemi; tra i mercati di calcio indicati ci sono 1X2, marcatori, cartellini e numero di goal, oltre a virtuali come la Goldbet League; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| AdmiralBet | n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | Il regolamento delle scommesse a quota fissa prevede la restituzione in vincita quando il risultato non rientra tra gli esiti contemplati dalla tipologia, con ricalcolo della maggiorazione nelle multiple |
| Betfair | n. 16028, Betfair Italia S.r.l. | L’app propone Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, con la sezione Supercombo a quote maggiorate; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| SNAI | n. 16032, Snaitech Spa | L’app offre singole, multiple e sistemi con mercati su risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, più la funzione Cash Out; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| Planetwin365 | n. 16007, Pwo S.p.a. | Eventi sportivi in diretta streaming, con un palinsesto quotidiano che comprende tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| Sisal | n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | Tra le giocate figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, Goal, No Goal e Multigoal, più tiri in porta, rigori ed espulsioni, con Cash Out; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
| Betsson | n. 16027, Azzurri Limited | L’app copre pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo; sul Draw No Bet i termini consultati non si pronunciano |
La colonna centrale è quella che vale una lettura lenta, perché dice una cosa che l’occhio salta. Nessuno dei dieci concessionari porta il proprio nome aziendale come nome del concessionario: dietro William Hill c’è William Hill Malta Plc, dietro Goldbet c’è Goldbet Better Organization Italy, dietro Betsson c’è Azzurri Limited. Il marchio è il volto commerciale, la società è il titolare della concessione, e in caso di contestazione su un prelievo o su una scommessa contestata è alla seconda che ci si rivolge.
L’ultima colonna è volutamente irregolare. Solo tre righe su dieci descrivono il tema di questa pagina con una fonte diretta, e le altre sette dicono cosa quell’operatore mette in vetrina sul calcio e sui mercati. Quella irregolarità è essa stessa il risultato. Un regolamento sportivo pubblicato e consultabile è una cosa, una pagina di app store che elenca i mercati più popolari è un’altra, e la differenza tra le due è il tipo di informazione che un lettore attento può verificare prima di depositare. Chi vuole sapere se un concessionario tratta il DNB in una forma precisa deve aprire il suo regolamento e leggere le condizioni di quella tipologia, non fidarsi di un elenco di mercati.
Un dato che attraversa tutta la tabella e che conviene fissare adesso: la concessione è legata a un singolo sito, non a un gruppo. Eurobet Italia S.r.l. compare con Eurobet, Bwin e Gioco Digitale, che sono tre siti diversi sotto la stessa azienda. E il fatto di essere su questo elenco non dice nulla su quali giochi quel sito tratti: un concessionario può avere diritti su scommesse sportive, poker, giochi di abilità, casinò, exchange e bingo in qualunque combinazione. La presenza nel confronto non è una concessione, e la concessione non è una prova di offerta sportiva. La prova sta nel sito e nell’app dell’operatore.
L’elenco di ADM non descrive l’intero mercato. Il bando di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Cinquantadue righe, codici da 16000 a 16051. Un marchio che non compare tra queste card non è per questo privo di concessione; semplicemente non è parte di questa selezione di dieci.
William Hill, l’unico che scrive il Draw No Bet nel proprio regolamento
Il regolamento sportivo di William Hill è il documento che rende questa pagina possibile. Il Draw No Bet vi è definito senza giri di parole: si pronostica la vittoria della squadra di casa, segno 1, o della squadra in trasferta, segno 2, e in caso di pareggio la scommessa va a rimborso. Nessuna formula ambigua, nessuna clausola nascosta. Chi legge quel paragrafo sa esattamente cosa sta comprando.

Il dettaglio che quasi nessuno legge, e che cambia il modo in cui si guarda il mercato, è la base di riferimento. Se non diversamente specificato, le scommesse sul calcio di William Hill, Draw No Bet compreso, si basano sul punteggio al termine dei tempi regolamentari, cioè 90 minuti più l’eventuale recupero. Non contano i tempi supplementari, non contano i rigori. Una partita di coppa che si decide ai supplementari dopo un pareggio nei 90 minuti significa rimborso, non sconfitta. Il contrario è altrettanto vero: una squadra che vince durante i supplementari ma aveva pareggiato nei 90 restituisce la posta a chi l’aveva giocata sul segno 1.
Lo stesso operatore estende la tipologia più in là del risultato finale. Il Draw No Bet è offerto anche su singole parti della partita: per tempo, per tempi supplementari, per quarto nel basket e per periodo, sempre con rimborso in caso di parità al termine della frazione indicata. Nel basket il mercato si decide sulla partita al termine dei tempi regolamentari, e in caso di parità la scommessa viene rimborsata. Non c’è overtime nel DNB basket di questo operatore, e questo lo distingue dal mercato americano, dove il pareggio ai tempi regolamentari è rarissimo e il mercato quasi non esiste.
La parte economica è un’altra storia, e qui William Hill si comporta come il resto del mercato. Il Benvenuto Sport prevede un bonus cash pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, con deposito minimo di 20 € da effettuare con carta o PayPal entro 7 giorni; l’erogazione avviene in tranche da 10 € su multiple di almeno 5 selezioni con quota minima 5.00 giocate con denaro reale. Leggiamo quella condizione per quello che è. Cinque selezioni con quota minima 5.00 cadauna non è un requisito di puntata normale, è un requisito severo, e le tranche da 10 € significano che il bonus si libera a pezzi man mano che le multiple si risolvono. Un giocatore che usa il DNB, con le sue quote basse, ha un problema strutturale con quel tipo di condizione: il DNB raramente sta sopra 5.00, e metterlo in una multipla da cinque selezioni non lo aiuta di certo.
Il verdetto su questo operatore non riguarda la simpatia del marchio. Riguarda la trasparenza: è l’unico dei dieci a scrivere nero su bianco cosa fa il rimborso, quando scatta e su quale arco di partita. Se il lettore sta cercando la definizione del mercato, questa è la fonte. Se sta cercando un bonus che si sposi con il DNB, quel regolamento non lo accompagna, perché il bonus vive su altri numeri.
AdmiralBet, il regolamento che copre i casi che nessuno prevede
AdmiralBet entra in questa pagina per una ragione diversa da William Hill, e più tecnica. Il suo regolamento delle scommesse a quota fissa contiene una clausola generale: se il risultato verificatosi non è tra gli esiti contemplati da una tipologia di scommessa, il partecipante ha diritto alla restituzione in vincita dell’importo giocato, e nelle multiple la maggiorazione va ricalcolata escludendo quella selezione. Non è una definizione del DNB, è una rete di sicurezza che si attiva quando un mercato non contempla l’esito che si è prodotto.
La differenza con William Hill è sostanziale, e conviene non confonderla. William Hill dice cosa succede nel DNB quando la partita finisce in parità. AdmiralBet dice cosa succede quando il risultato non è previsto dalla tipologia, in qualsiasi tipologia. Sono due livelli diversi dello stesso problema. Il secondo copre più casi, il primo ne copre uno con precisione maggiore. Per il lettore che vuole sapere dove finisce la sua puntata in una situazione anomala, la clausola di AdmiralBet è materiale utile, e vale la pena leggerla nel testo originale sul sito, dove sta accanto al resto delle condizioni.
Sul versante della tutela, AdmiralBet fa la parte del concessionario diligente. In registrazione chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Le condizioni prevedono inoltre l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; e qui arriva un dettaglio temporale che cambia il quadro: dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.
Quei due insiemi di numeri non convivono pacificamente. Le condizioni consultate riportano ancora le durate brevi, mentre la disciplina richiamata indica un intervallo molto più ampio e una revoca a distanza di nove mesi. Per un giocatore che sta valutando di autoescludersi, la differenza tra 90 giorni e 270 è la differenza tra un trimestre e quasi un anno di vita. La lettura corretta è che le durate lunghe appartengono al regime richiamato, e che il testo contrattuale dell’operatore va verificato al momento in cui si usa lo strumento.
Il verdetto su AdmiralBet poggia su quella clausola di restituzione. È un operatore che scrive nel regolamento cosa fa con gli esiti non previsti, e questa è una qualità concreta per chi gioca tipologie che il risultato può lasciare scoperte. Chi invece cerca il DNB come prodotto definito nei dettagli deve guardare altrove, perché il regolamento consultato non nomina quel mercato.
Eurobet, la schedina gestita come un archivio
Eurobet non compare qui per un regolamento sul DNB, che non è tra i documenti consultati. Compare per la gestione del biglietto. L’app consente di giocare scommesse singole, multiple e sistemi, e raccoglie le schedine in corso o concluse nella pagina My Bets. Sembra un dettaglio da manuale, ed è invece il punto su cui un giocatore attento misura un operatore.
Chi gioca DNB lo fa spesso su più partite nella stessa giornata, con singole separate, e la possibilità di vedere in un unico posto cosa è aperto e cosa è chiuso riduce gli errori. Non è una funzione spettacolare, è una funzione che si usa ogni volta che si gioca. Un cash out, che Eurobet non annovera tra le funzioni citate, serve a chiudere una schedina prima della fine. Un archivio ben fatto serve a sapere cosa si ha in mano. Nel DNB, dove tre partite possono restituire tre rimborsi, l’archivio conta più della chiusura anticipata.
La licenza è la ADM n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, e questo va tenuto presente per un motivo pratico: la stessa società compare sull’elenco con altri due siti. Il marchio che il lettore vede è uno, i siti sono tre, il titolare della concessione è uno. Chi cambia sito pensando di cambiare operatore potrebbe restare dentro la stessa azienda.
Il giudizio su Eurobet è di sostanza ordinata. Non offre documenti sul DNB, offre tracciabilità del biglietto e una struttura societaria che si può verificare in due minuti. Per chi gioca molte singole e vuole una contabilità chiara, è un profilo ragionevole. Per chi cerca una fonte da leggere sul funzionamento del rimborso, il materiale consultato non la fornisce.
bet365, il catalogo enorme e la definizione che manca
bet365 è l’operatore che in questa selezione spinge di più sulla quantità di mercati, e lo dice con i suoi numeri: Quote Maggiorate su centinaia di mercati ogni giorno e Bet Builder+, che combina i mercati più popolari di eventi selezionati in un’unica scommessa, sia pre evento sia live. La concessione è la ADM n. 16030, intestata a Hillside (New Media Malta) Plc.
Il Bet Builder merita una riga in più, perché tocca il tema di questa pagina in modo indiretto. Unire più mercati della stessa partita in una sola giocata significa comporre una quota unica da più selezioni. Se una di quelle selezioni è un DNB e la partita finisce in parità, la clausola di rimborso produce il ricalcolo della quota complessiva escludendo quella selezione. È lo stesso meccanismo che AdmiralBet descrive in termini generali, applicato a una funzione che bet365 pubblicizza esplicitamente. Non significa che i due operatori trattino il rimborso allo stesso modo nei dettagli, e non c’è una fonte qui che lo affermi: significa che la domanda «cosa succede alla mia multipla se la partita finisce pari» è la prima da fare quando si costruisce una giocata composta.
Il catalogo e la definizione non vanno di pari passo. Centinaia di mercati ogni giorno sono un’offerta ampia, ma l’ampiezza non è una spiegazione: un regolamento sul DNB non figura tra i documenti consultati per questo operatore, e quindi la pagina non gli attribuisce una definizione che non ha letto.
Il verdetto è di abbondanza con un buco documentale. Un giocatore che vuole scegliere tra decine di mercati sulla stessa partita trova pane per i suoi denti. Un giocatore che vuole leggere prima come si chiude un DNB in caso di pari deve aprire il regolamento di bet365, non fidarsi del catalogo.
Goldbet, il virtuale accanto al reale
Goldbet presenta una struttura insolita, e vale la pena leggerla per quello che è. L’app copre schedine Live, Pre-match, singole, multiple e sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport, e tra i mercati di calcio indicati ci sono 1X2, marcatori, cartellini, numero di goal, minuto del primo goal e quote speciali come Rete Inviolata, Tempo con più Gol, segna primo goal e segna ultimo goal. La concessione è la ADM n. 16009, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a.
Accanto a questo c’è il mondo simulato. La Goldbet League è un campionato di calcio virtuale in animazione 3D con 10 eventi in contemporanea, giocabile in singola, multipla, plurima e sistema; le Goldbet Racing sono corse virtuali di cavalli e cani con partenze ogni 5 minuti. Non è calcio vero, ed è bene che il lettore lo tenga a mente quando confronta le quote: gli eventi simulati sono una categoria definita dalla legge, con una tassazione propria, e un DNB su una partita virtuale non è un DNB su una partita di Serie A.
Aggiungiamo il bonus: scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto. La descrizione si ferma lì, e quindi qui si ferma anche la pagina. Non c’è un importo, non c’è una condizione di puntata, non c’è un termine: chi vuole sapere quanto vale quel benvenuto lo legge nei termini dell’operatore, e fa bene a farlo prima di depositare.
Il verdetto su Goldbet è di ampiezza senza una definizione. Come William Hill o AdmiralBet, il documento sul DNB non figura tra quelli letti per questo marchio. Come catalogo e come offerta di virtuale, invece, è uno dei più articolati del gruppo.
Betfair, l’eredità dell’exchange
Betfair è un caso a parte, e la sua particolarità non sta nei mercati elencati sullo store, che sono Esito Finale, Under/Over, Multigol, mercati combo e una sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate. Sta nella storia del marchio. Il betting exchange è una tipologia di gioco prevista dalla legge italiana come gioco separato, nell’ambito della concessione: il giocatore può essere puntatore o banco, e il concessionario si limita a mettere i due in contatto in forma anonima. Betfair è descritto come il primo operatore ad averlo portato in Italia, con la concessione ADM n. 16028 intestata a Betfair Italia S.r.l.
La documentazione del marchio è riferita come contenente regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, tra cui una puntata minima in favore di 200 centesimi, in passi da 50 centesimi. Un articolo di stampa specializzata del 2024 riporta che sul lato vincite il giocatore non deve nulla, con il prelievo che cade sul concessionario. Sono regole che riguardano l’exchange, non il DNB, e non vanno trasferite da un prodotto all’altro. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni non è parte di questa pagina.
Sul DNB, l’app non fornisce una definizione, e questa pagina non ne inventa una. Un regolamento sul mercato non figura tra i documenti consultati per Betfair.
Il verdetto ha una sfumatura storica. Chi conosce l’exchange e cerca un ambiente dove fare prezzo invece di accettarlo, questo è il nome a cui guardare. Chi cerca semplicemente il DNB, qui trova una fonte in meno rispetto a William Hill o AdmiralBet.
SNAI, il biglietto componibile
SNAI entra nella selezione per due funzioni che si incrociano bene con il DNB, la funzione My Combo e il Cash Out. L’app offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento. La concessione è la ADM n. 16032, intestata a Snaitech Spa.
Poi c’è My Combo, che permette di combinare più pronostici sulla stessa partita e di unire più My Combo su match o sport diversi, calcio, tennis e basket, nello stesso biglietto, con una quota unica. La logica è quella della multipla costruita a mano, con una differenza importante: le selezioni appartengono anche a partite diverse, e quindi il rimborso di una di esse non è più un caso teorico ma una possibilità concreta. Più selezioni si mettono in un biglietto, più aumenta la probabilità che almeno una finisca in una situazione da ricalcolo. Il Cash Out, dal canto suo, serve a uscire prima, e non è la stessa cosa del rimborso: chiudere una giocata a metà evento è una scelta, ricevere indietro la posta per un pareggio è una clausola.
Il verdetto su SNAI è di flessibilità nella costruzione. Chi vuole comporre biglietti complessi su più sport trova gli attrezzi. Chi vuole la definizione scritta del DNB deve cercarla altrove, perché il regolamento di quel mercato non figura tra i documenti consultati.
Planetwin365, la diretta come argomento principale
Planetwin365 ha un profilo che punta tutto sul flusso. Offre eventi sportivi in diretta streaming, con un palinsesto quotidiano che comprende tennis, basket, pallavolo e tennis tavolo. La concessione è la ADM n. 16007, intestata a Pwo S.p.a.
La diretta streaming e il DNB hanno un rapporto che vale la pena esplicitare. Il DNB è un mercato pre-match per costruzione: si sceglie un segno, si accetta la restituzione sul pareggio, e la quota viene fissata al momento della giocata. Sul live, invece, la situazione cambia continuamente e il pareggio diventa una condizione che si materializza davanti agli occhi. Seguire la partita in streaming mentre si ha una giocata aperta serve a capire quanto la restituzione sia vicina o lontana, non a cambiare la clausola già accettata. Questo operatore vende la visione, e la visione nel DNB è un’informazione, non un vantaggio.
Sul mercato specifico, il proprio regolamento non figura tra i documenti consultati, e la pagina non gli attribuisce nulla che non abbia letto.
Il verdetto è di specializzazione sul flusso continuo. Chi guarda molto sport dal vivo, e in particolare gli sport minori che compaiono nel palinsesto quotidiano, trova qui una ragione per restare. Chi cerca il DNB come prodotto documentato, no.
Sisal, la doppia lettura della chiusura anticipata
Sisal offre un catalogo variegato che comprende la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. La concessione è la ADM n. 16020, intestata a Sisal Italia S.p.a.
Accanto al reale, il marchio ha una storia di raccolta tradizionale, quella dei punti vendita e delle ricevitorie, che in questa pagina conta per una ragione precisa: i punti vendita ricariche sono un canale regolato. ADM tiene un registro dei punti di ricarica, tabaccai e ricevitorie, che ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare dopo l’identificazione, con gli strumenti già comunicati al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana complessivi. Non possono pagare vincite né liquidare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. Un operatore con una rete fisica alle spalle ha un rapporto naturale con quel canale, e per un giocatore che vuole muovere contanti senza carta è una porta in più.
Il verdetto su Sisal: il valore non sta nella scheda del DNB, che non c’è, ma nella combinazione tra gioco online e radicamento sul territorio. Chi ricarica in contanti al tabaccaio ha qui una continuità che altri non offrono.
Betsson, il catalogo ampio e nient’altro di specifico sul mercato
Betsson chiude la lista con il profilo del catalogo generalista: scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. La concessione è la ADM n. 16027, intestata ad Azzurri Limited.
Anche in questo caso, l’azienda che tiene la concessione non è quella che dà il nome al sito. Azzurri Limited è lo stesso soggetto che compare dietro StarCasinò, e il lettore che immagina due operatori indipendenti ne trova uno solo sul piano societario. È lo stesso fenomeno di Eurobet Italia con tre siti, visto da un’altra angolazione: il mercato italiano è fatto di pochi titolari e molti marchi.
Il verdetto su Betsson è di varietà senza una nota distintiva sul DNB. Migliaia di eventi pre-match e live sono una risposta per chi cerca copertura, non per chi cerca il dettaglio di un mercato, e quel dettaglio nei documenti consultati non c’è.
Cosa significa DNB, in pratica: puntata, quota e niente terzo esito
Il DNB è un mercato a due esiti con una clausola che ne cancella uno. Chi lo gioca sceglie la squadra di casa o quella in trasferta, e il pareggio non è un esito che si può giocare: è l’evento che annulla la puntata. Da qui deriva tutto il resto del comportamento del mercato, e da qui deriva anche la quota, che sta sistematicamente sotto quella del segno secco corrispondente.
Il formato della quota è quello che l’Italia usa da sempre: numeri decimali con la virgola, quindi 1,85 e non 1.85. Una quota fissa significa che il prezzo viene stabilito al momento della giocata e non cambia più: la vincita è la puntata moltiplicata per la quota, e il diritto alla restituzione scatta se il risultato verificatosi non è tra gli esiti contemplati dalla tipologia giocata, come scrive il regolamento delle scommesse a quota fissa di AdmiralBet. Nel DNB l’esito non contemplato è, per definizione, il pareggio.
L’effetto pratico sulle combinazioni è quello che sorprende chi non lo ha mai visto. In una multipla, quando una selezione va a rimborso, la maggiorazione va ricalcolata escludendo quella selezione: la quota complessiva si ricostruisce senza di essa. Il biglietto non è perso, non è vinto, torna a essere una multipla con una gamba in meno. Un giocatore che non lo sa guarda il saldo e non capisce perché l’importo non corrisponda a nessuno dei due numeri che aveva in testa.
La differenza con l’Asian handicap a handicap 0 è il punto su cui si accumulano le confusioni, perché i due mercati si assomigliano fino a sembrare lo stesso. Nell’Asian handicap con handicap 0, la vittoria della squadra scelta vince la scommessa, la sconfitta la perde e il pareggio comporta il rimborso della posta, perché senza vincitore tutti ricevono indietro la puntata originale. La logica di base è identica a quella del DNB. Le differenze stanno altrove: il DNB nel regolamento di William Hill si gioca sul segno 1 o sul segno 2 senza handicap, mentre l’Asian handicap ammette linee diverse da zero, e le due tipologie seguono regolamenti diversi. Chi legge la parola «rimborso» in entrambi i casi fa presto a concludere che siano la stessa cosa. Non lo sono, e la differenza si paga quando si costruisce una multipla con una selezione dell’uno e una dell’altro.
Infine, il dettaglio che distingue il DNB dal «pareggio rimborsato» di altre giurisdizioni: qui non esiste la variante a tre esiti con pari rimborsato sul segno secco. Il DNB è il rimborso, e il modo di ottenerlo è giocare uno dei due segni senza il terzo.
Quanto costa davvero un DNB: la quota bassa è il prezzo
Il prezzo del DNB è visibile a chiunque confronti due schermate, e non serve una formula per accorgersene: la quota del segno 1 in DNB è più bassa della quota del segno 1 in 1X2. Quella differenza è ciò che il giocatore paga per la restituzione sul pareggio, e non è un caso che venga presentata come una comodità.
Il modo per misurare quella comodità è il margine del bookmaker, cioè la quota di tutte le puntate che un mercato restituisce. Con un mercato illustrativo a due esiti quotato 1,90 e 1,90, il calcolo è semplice: payout = 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), che dà circa 0,95; il margine è 1 meno quel valore, cioè circa il 5 %. Il risultato va letto come una banda e non come un numero esatto, perché le quote di 1,90 e 1,90 servono a mostrare il meccanismo e non sono una quotazione reale di nessun mercato di nessun operatore.
La banda è la parte che conta. Quell’esempio è il caso migliore di un mercato a due esiti: due quotazioni identiche e nessuna asimmetria. Nella realtà le due quote del DNB non sono mai uguali, perché la squadra di casa e quella in trasferta non hanno la stessa forza, e il divario tra i due prezzi allarga il margine. Aggiungiamo il confronto con un 1X2 a tre esiti: lì ci sono tre numeri da rendere coerenti, l’esito non contemplato non esiste e nessuno restituisce nulla, e il margine che il bookmaker trattiene tende a essere più alto di quello di un mercato a due uscite. Il DNB, quindi, sta in una posizione scomoda: costa meno del 1X2 in termini di margine, e costa di più in termini di quota, perché rinuncia a un esito giocabile.
Il modo in cui un lettore trasferisce tutto questo a se stesso è crudo. Se su un mercato a due esiti il payout è il 95 %, allora su 100 € giocati in tante scommesse di quella tipologia il sistema ne restituisce in media 95, e cinque finiscono nel margine. Il DNB, con le sue due sole uscite e le sue quote mai simmetriche, sta in quella zona lì, con uno scarto verso l’alto quando le due squadre sono distanti in classifica. Non c’è un numero unico da citare: c’è la banda, e c’è la condizione che la sposta.
C’è poi un costo che non si vede nelle quote ed è tutto italiano: l’imposta unica. La paga il concessionario, non il giocatore, e viene calcolata sulla differenza tra puntate e vincite, con l’aliquota al 24,5 % per le scommesse a quota fissa raccolte a distanza e al 20,5 % per quelle raccolte sulla rete fisica. Le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano le stesse aliquote, mentre le giocate su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’ammontare raccolto al netto delle vincite restituite. Il punto per il giocatore non è il numero, che non gli viene addebitato, ma la conseguenza: la leva fiscale sta nel margine del bookmaker, e questo entra nella formazione delle quote. Un’offerta generosa sul piano della quota si costruisce su questo terreno, non contro di esso.
Chi vuole misurare il margine di un mercato reale lo può fare da solo, e conviene che lo faccia almeno una volta. Prende le due quote del DNB su una partita, le porta a forma di frazione, somma i reciproci e prende il risultato inverso. Se il mercato offre 1,75 e 2,05, i reciproci sono all’incirca 0,5714 e 0,4878, la somma è circa 1,0592 e il payout è circa 94,4 %, con un margine intorno al 5,6 %. Il lettore che fa quel conto su tre partite diverse smette di fidarsi dell’aggettivo «conveniente» e comincia a fidarsi dei numeri. Non serve una laurea in statistica, serve una calcolatrice del telefono e due minuti.
Le regole italiane: ADM, concessioni e cosa resta fuori
L’Italia non ha un mercato aperto, ha un sistema di concessioni. La concessione è il titolo che abilita un operatore a raccogliere gioco a distanza nel Paese, viene assegnata per bando e non rinnovata automaticamente, e il quadro è il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, sul riordino del settore dei giochi pubblici a distanza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. L’autorità di vigilanza è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che il mercato continua a chiamare AAMS.
Il titolo si chiama concessione, e questa parola spiega molto più di un’etichetta burocratica. La durata è al massimo di nove anni, senza rinnovo, e il requisito è una società di capitali con sede nello spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che ADM fissa nel bando. Le condizioni della concessione e il regime fiscale restano fissati per tutta la sua durata. L’ultimo bando, quello di settembre 2025, ha assegnato 52 concessioni a 46 società, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.
La concessione è legata al singolo sito, non all’azienda. L’elenco ufficiale ADM dei concessionari GAD ha 52 righe, codici da 16000 a 16051, e ogni riga è collegata a un sito .it. Una società può tenerne diversi: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. Questo ha una conseguenza che il lettore deve fare propria: quando legge un numero di concessione nei termini di un operatore, quel numero identifica un sito, e il confronto tra due marchi è anche un confronto tra due titoli distinti.
C’è poi la questione dei giochi, che è la più insidiosa. La concessione non è un abilitazione generale a offrire tutto: l’art. 6, comma 1 del decreto elenca i giochi che possono essere offerti a distanza in regime concessorio, dalle scommesse a quota fissa e a totalizzatore sugli eventi sportivi, compresi quelli simulati, e sulle corse dei cavalli, fino al poker e agli altri giochi di abilità, al casinò, all’exchange e al bingo. Il comma 3 stabilisce che chi vince il bando può gestirne uno o più di uno, in qualunque combinazione. E qui sta il punto: l’elenco ADM non ha una colonna per i giochi. Un nome sulla lista non dimostra da solo che quel concessionario tratti scommesse sportive. La prova sta nel sito dell’operatore e nella sua app.
Il mercato lo dice in modo più diretto: essere in un confronto non è una concessione, e avere una concessione non è un’offerta di scommesse. Sono due affermazioni distinte, e il marketing le confonde apposta.
Poi c’è la questione di ciò su cui si può scommettere. Le scommesse sportive a quota fissa sono il prodotto principale, e la legge prevede anche il totalizzatore; se un marchio online lo offra davvero non è dato sapere da questa pagina. La definizione di palinsesto è quella di programma di eventi, sportivi e non, e di tipologie preparato dal concessionario e approvato da ADM, e si può scommettere solo su eventi che stanno dentro quel programma approvato. ADM aggiunge gli eventi uno per uno: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup.
Le corse dei cavalli vanno tenute separate, perché sono due cose diverse nella legge. Le scommesse sulle corse dei cavalli, fisse o a totalizzatore, stanno dentro la concessione per le scommesse sportive; i giochi di ippica nazionale, cioè le tipologie da totalizzatore come vincente, accoppiata, tris, quarté e quinté, richiedono una concessione propria. E gli eventi simulati sono definiti dalla legge come categoria a sé, ammessi all’interno della concessione per le scommesse sportive e presenti sui siti degli operatori in una sezione «Virtuali».
Il live è un’altra cosa ancora. Lo offrono tutti i grandi operatori, ma le regole di ADM sui mercati live, sui ritardi e sugli eventi non sono parte di questa pagina, e un elenco dei mercati live non esiste qui. Chi legge «live» su una pagina di confronto sa cosa significa in grande, non nei dettagli.
La strada senza concessione: cosa si perde e cosa si rischia
Se il lettore vuole capire cosa distingue un concessionario da tutto il resto, la domanda giusta non è «quanto paga», è «cosa resta scoperto». E la risposta italiana è lunga.
Un sito senza concessione non è collegato al Registro Unico degli Autoesclusi, il RUA, istituito nel 2018, che blocca l’accesso a tutte le piattaforme online autorizzate in Italia e alle sale fisiche. Chi si è autoescluso crede di essersi chiuso una porta, e su un sito senza concessione quella porta resta aperta. Non c’è vigilanza di ADM, non ci sono gli strumenti di limite che la legge impone ai concessionari, e non c’è un foro italiano per una contestazione.
La legge italiana tratta l’offerta senza concessione come illecita, e non solo per l’operatore. Offrire gioco ai giocatori in Italia senza concessione è illegale, e ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tiene la lista dei siti legali collegati ai concessionari e la lista dei siti inibiti, entrambe pubbliche. I fornitori di accesso a internet e i prestatori di servizi di pagamento che violano un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione, e i domini inibiti vengono reindirizzati a una pagina di avviso. Il blocco opera a livello DNS: un ordine del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono da decine a centinaia ogni volta, e le copie dei siti inibiti ricompaiono nel giro di ore. La parola che ADM usa per il risultato è «oscurati».
Sul lato del giocatore la legge è esplicita, e ADM la cita così: la Legge 401 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda ai soggetti che pubblicizzano in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero, e anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. L’importo dell’ammenda e l’esistenza di un procedimento concreto contro un giocatore non sono parte di questa pagina, ma la norma è scritta, ed è ADM a richiamarla.
Il confronto onesto è questo. Una concessione ADM porta con sé tre cose: il RUA, la vigilanza di ADM e l’obbligo di strumenti di limite. Un marchio .com senza concessione non ne porta nessuna, è soggetto al blocco DNS e, come scrive ADM, espone il giocatore a una sanzione di natura penale. I siti offshore che accettano giocatori italiani esistono, compaiono nei risultati di ricerca con licenze straniere, e quelle licenze in Italia non valgono nulla. La zona resta senza nomi, senza metodi di deposito e senza dettagli sui bonus: i contorni sono chiari quanto basta per decidere.
Come ci si difende, in pratica. ADM pubblica la lista dei concessionari autorizzati, che qui è il metro di misura usato per i dieci profili. Il controllo si fa in tre passi e non richiede competenze, solo pazienza: si cerca il marchio nel sito della concessionaria o nei suoi termini e si annota il numero di concessione, si confronta quel numero con l’elenco pubblicato da ADM, e si apre l’operatore per verificare che il prodotto che interessa esista davvero. I primi due passi riguardano l’autorizzazione, il terzo riguarda l’offerta. Un concessionario può non avere il DNB nel suo palinsesto, e questo non è un illecito, è solo un motivo per cambiare sito.
Gioco responsabile: limiti che si scelgono prima, non dopo
Il lettore che si è fatto un’idea sul DNB e ha scelto il concessionario si trova davanti alla terza decisione, quella che non si vede nelle quote e che conta più delle altre. Quanto si è disposti a mettere, e come si impedisce a se stessi di cambiare idea a metà partita.
La legge italiana prevede il pacchetto completo. L’art. 15, comma 1 richiede limiti di tempo, di spesa e di perdita scelti dal giocatore; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario sulla base dell’età e del comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici sulla durata della sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per singola categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Sono obblighi dei concessionari, non buone intenzioni.
Il momento in cui tutto si decide è la registrazione. Lì il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, e il meccanismo è asimmetrico di proposito: un limite abbassato ha effetto immediato, mentre per alzarlo bisogna aspettare sette giorni. AdmiralBet applica questa logica ai propri strumenti, chiedendo in registrazione un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile. La conseguenza pratica di quella asimmetria è tutta a favore del giocatore: una sera storta non si può finanziare con un clic, e la settimana di attesa è esattamente il tempo in cui l’impulso si spegne.
Il RUA è il secondo pilastro, e ha una proprietà che merita di essere detta senza giri: blocca tutte le piattaforme online autorizzate in Italia e le sale fisiche, perché è un registro unico. Chi si autoesclude non si chiude fuori da un operatore solo, si chiude fuori dal sistema legale. L’art. 15, comma 1, lett. e) richiede strumenti di autoesclusione anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore; una fonte di stampa specializzata riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026, e che durate e forme sono quelle indicate dai termini degli operatori e dalla pagina di ADM.
Le durate, appunto, e qui il discorso si fa concreto. Le condizioni di AdmiralBet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Chi si autoesclude lo fa in genere in un momento in cui non vuole trattare, e la differenza tra una finestra breve e una lunga è la differenza che conta. Il consiglio non è romantico: si sceglie la durata lunga quando si è lucidi, non quella corta quando non lo si è.
Per i residenti in Italia esiste un numero verde dedicato al gioco d’azzardo, l’800 55 88 22, indicato tra gli strumenti di gioco responsabile di bet365, che includono anche periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione. È il canale da cercare quando il problema è più grande di una serata.
Sul versante dell’informazione, l’art. 15, comma 2 destina il 0,2 % dei ricavi netti di ciascun concessionario, per un massimo di 1.000.000 € all’anno, a campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È una cifra piccola letta come percentuale e grande letta in euro, e dice che anche il settore legale ha un obbligo di parlar chiaro.
L’età è fissata a 18 anni. L’art. 3, comma 1, lett. a) pone la tutela dei minori di età tra i principi, le condizioni di concessione escludono i minori dal gioco, e la legge italiana fissa l’età a 18. Il gioco è vietato ai minori, e per aprire un conto serve un’identificazione piena.
L’identificazione è il passaggio che sorprende chi arriva da esperienze diverse. Aprire il conto BetFlag, per esempio, rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica. SPID e CIE sono tra i metodi di identità digitale che alcuni operatori offrono, e senza SPID il conto va validato entro 30 giorni oppure viene sospeso e i prelievi bloccati. Chi deposita e poi non completa la verifica scopre che i soldi stanno in un conto che non defluisce, e questa non è una meccanica voluta dall’operatore: è il sistema che richiede il riconoscimento.
Dove finiscono i soldi: ricariche, prelievi e tassazione
Il DNB, come ogni scommessa, ha un prima e un dopo che non stanno nella quota. Il prima è la ricarica del conto, il dopo è il prelievo e la fiscalità, e sono due punti su cui le differenze tra operatori sono più grandi di quanto la pubblicità lasci intendere.
I punti vendita ricariche sono il canale più caratteristico del sistema italiano, e sono regolati. L’art. 13 del decreto li disciplina: ADM tiene un registro dei punti di ricarica, tabaccai e ricevitorie, che ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né liquidare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. Il senso della regola è chiaro: il contante entra, ma non esce.
I binari che le pagine di confronto mostrano presso gli operatori ADM sono quelli classici: carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti presso i tabaccai. Ogni operatore ha la propria lista nei propri termini, e la lista è quella che conta, non quella che il lettore ricorda di aver visto altrove. Le criptovalute presso i concessionari ADM sono una questione aperta, e non esiste una norma che nomini binari approvati. Sui metodi di pagamento la regola è semplice: si guarda il proprio operatore, non il settore.
Poi c’è il prelievo, che nessuna quota racconta. Se il conto è verificato, il prelievo va verso lo strumento registrato; se il conto è ancora in fase di validazione, i prelievi sono bloccati fino al completamento e si ha un tempo definito per farlo. La schedina vinta non si trasforma in soldi disponibili finché quel passaggio non è chiuso.
La tassazione è il capitolo che merita la lettura più attenta, perché confonde due situazioni che sembrano uguali e non lo sono.
Sul primo fronte, quello dei concessionari, vale quanto detto a proposito del margine: l’imposta unica la paga l’operatore, non il giocatore. Le vincite pagate da un concessionario ADM non vengono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario: una parte della stampa specializzata lo riassume con l’espressione «tassate alla fonte», cioè il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. È una ricostruzione riportata dalla stampa, non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria, e chi ha dubbi sul proprio caso specifico fa bene a consultare un commercialista. Il numero che il giocatore incassa è quello che vede, ma la certezza formale sta altrove.
Sul secondo fronte, quello dei siti senza concessione, il quadro si rovescia. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati od ospitati all’estero, tassabili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni. La lettura pratica è che non c’è ritenuta e che serve una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è parte di questa pagina, e la posizione va riassunta come andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, senza che questo costituisca consulenza fiscale.
Vale la pena guardare i due casi uno accanto all’altro, perché il contrasto è brutale. Su un concessionario ADM il giocatore non compila nulla e riceve il netto. Su un sito che non ha la concessione il giocatore deve dichiarare l’intero importo ricevuto, senza deduzioni, e lo fa con il proprio commercialista. Il sito offshore che promette quote migliori sta anche spostando sul giocatore un carico che in Italia paga l’operatore, e questo, più della quota, è il prezzo reale della scelta.
Il DNB nel regolamento: tra parentesi, tempi e sport diversi
Chi ha capito il meccanismo e ha scelto il concessionario arriva al punto in cui la teoria incontra il testo. E il testo, in questo mercato, è quasi sempre un regolamento sportivo che nessuno legge fino a quando non c’è una contestazione.
William Hill dice chiaramente che il DNB calcistico si decide sui 90 minuti più il recupero, e questa singola frase cambia il calcolo su tutta una serie di partite. Nei campionati il problema non si pone, perché dopo i 90 minuti non c’è altro e il pareggio è definitivo. Nelle coppe sì, e la differenza tra una finale che si decide ai supplementari e una che si decide nei tempi regolamentari è la differenza tra una giocata chiusa e una giocata rimborsata. Il lettore che gioca il DNB su una partita di coppa sa in anticipo, leggendo il regolamento, che il suo segno 1 non copre il gol del 105° minuto.
Il regolamento dello stesso operatore estende il mercato a porzioni di partita. Il DNB è offerto per tempo, per tempi supplementari, per quarto nel basket e per periodo, sempre con rimborso in caso di parità al termine della frazione indicata. Chi gioca il DNB sul primo tempo ha una finestra di 45 minuti, e il rimborso scatta sullo 0-0 all’intervallo, non sul risultato finale. Chi lo gioca su un quarto di basket ha una finestra di dieci minuti effettivi. Sono mercati diversi con la stessa etichetta, e la quota cambia di conseguenza.
La logica del rimborso ricompare in una clausola generale del regolamento di AdmiralBet sulle scommesse a quota fissa: se il risultato verificatosi non è tra gli esiti contemplati da una tipologia, il partecipante ha diritto alla restituzione in vincita dell’importo giocato, e nelle multiple la maggiorazione va ricalcolata escludendo quella selezione. Non serve ripetere per quali tipologie valga; conta la conseguenza per il giocatore, che è quella del ricalcolo. Un biglietto da cinque selezioni che ne perde una per rimborso non diventa un biglietto a quattro selezioni con la quota originale: diventa un biglietto ricalcolato, e il valore cambia.
C’è poi il confronto con l’Asian handicap a handicap 0, che resta il modo più veloce per spiegare a un lettore la differenza tra «mercato con rimborso» e «mercato con linea». Nell’Asian handicap con handicap 0, la vittoria della squadra scelta vince la scommessa, la sconfitta la perde e il pareggio comporta il rimborso della posta, perché senza vincitore tutti ricevono indietro la puntata originale. Il DNB fa la stessa cosa senza linea. Se il pareggio rimborsa in entrambi i casi, che differenza c’è? La differenza è nella quota, che nei due mercati non è identica, e nell’ambito del regolamento, che per l’Asian handicap prevede linee diverse da zero mentre per il DNB non prevede handicap. Un giocatore che vuole il rimborso sul pari ha davanti due porte, e i due prezzi non coincidono mai del tutto.
Domande frequenti sul DNB e sulle concessioni italiane
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si cerca il numero di concessione nei termini dell’operatore e lo si confronta con l’Elenco ufficiale ADM dei concessionari GAD, che ha 52 righe con codici da 16000 a 16051 e collega ogni codice a un sito .it. L’elenco non indica i giochi offerti, quindi va aperto anche il sito per verificare l’offerta sportiva.
Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?
La vincita è la puntata moltiplicata per la quota fissata al momento della giocata su un mercato a quota fissa. Con 10 € a quota 1,85 il ritorno è 18,50 €, di cui 8,50 € di profitto netto. Nel DNB il pareggio non fa scattare la vincita ma la restituzione dell’importo giocato.
Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?
Si prendono tutte le quote dello stesso mercato, si sommano i loro reciproci e si calcola l’inverso della somma: quello è il payout. Con un mercato illustrativo a due esiti quotato 1,90 e 1,90 il payout è circa il 95 %, quindi il margine è circa il 5 %. Il risultato è una banda, non un numero fisso.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
In registrazione si sceglie un limite settimanale o mensile, e la legge impone anche limiti di tempo e di spesa. Un limite abbassato vale subito, uno alzato richiede sette giorni. AdmiralBet chiede inoltre un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo su base giornaliera, settimanale e mensile.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché l’imposta unica cade sul concessionario. La ricostruzione è riportata dalla stampa specializzata e non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria: sul proprio caso conviene consultare un commercialista.
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
Il sito non è collegato al RUA, quindi un giocatore autoescluso resta esposto; non c’è vigilanza di ADM né strumenti di limite obbligatori; il dominio è soggetto al blocco DNS; e ADM richiama la legge 401 del 1989, che prevede ammenda e arresto fino a tre mesi anche per il partecipante.
La scelta, alla fine, è tra tre cose e non tra dieci marchi
La sigla che ha portato il lettore fin qui si scioglie in una frase: il DNB è un mercato a due esiti dove il pareggio restituisce la posta e la quota più bassa paga il privilegio. Chi lo capisce smette di cercare il DNB «conveniente» e comincia a cercare l’operatore che scrive nel proprio regolamento cosa succede alla partita quando finisce pari. È una differenza di atteggiamento, non di competenza.
Su questo terreno i dieci concessionari non sono uguali, e non lo sono nel modo in cui la pubblicità suggerisce. William Hill è l’unico dei profili esaminati il cui regolamento sportivo definisce il DNB, il segno giocabile, il rimborso in caso di pareggio e la base dei 90 minuti più recupero, ed estende il mercato a tempi, supplementari, quarti e periodi. AdmiralBet aggiunge la clausola generale sulla restituzione degli esiti non contemplati, che copre le situazioni in cui un mercato non prevede il risultato prodotto. Gli altri otto documenti consultati non contengono una definizione del mercato, e questo non li rende peggiori: li rende meno utili a chi vuole leggere prima di giocare.
Poi c’è la questione della tutela, e qui il discorso si fa serio. Chi cerca un concessionario ADM cerca il RUA, la vigilanza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, i limiti che la legge impone e una sede italiana per le contestazioni. Chi finisce su un sito senza concessione non perde qualche punto percentuale di quota: perde l’accesso al registro degli autoesclusi, si espone al blocco DNS e, per come ADM richiama la legge 401 del 1989, rischia in prima persona un’ammenda e fino a tre mesi di arresto. E sul piano fiscale, mentre su un concessionario la vincita arriva netta e non si dichiara, su un sito non autorizzato la posizione è quella dei redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, con dichiarazione e senza deduzioni.
Il margine, infine, è la parte che nessuno mette in vetrina e che decide di quanto si gioca davvero. Un mercato a due esiti quotato 1,90 e 1,90 restituisce circa il 95 % delle puntate, e quel 5 % è la misura di quanto costa il prodotto che si sta comprando. Nel DNB le quote non sono mai simmetriche, quindi il margine reale sta sopra il caso migliore; il 1X2, con tre esiti e senza rimborsi, tende a stare ancora più in alto. Chi fa quel conto su tre partite prima di depositare ha già un vantaggio su chi non lo fa, e non è un vantaggio sulle quote: è un vantaggio sulle proprie decisioni.
Il resto è abitudine. Leggere il regolamento sportivo dell’operatore prima di giocare un mercato che non si conosce, controllare il numero di concessione sull’elenco ADM, impostare il limite di deposito al momento della registrazione e non dopo, tenere il numero verde 800 55 88 22 a portata di mano se il gioco smette di essere un passatempo. Nessuna di queste cose è divertente. Sono le quattro che distinguono un giocatore da un cliente.
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